+39 335 669 3954

Reati di droga

Lieve entità art. 73: come ottenere la riqualificazione?

Se sei arrestato per spaccio, puoi chiedere la lieve entità del comma 5 art. 73 e ridurre misura e pena: l'Avv. Massimo Romano, cassazionista, ti assiste.

Di , Avvocato penalista – patrocinante in CassazioneIscritto all'Ordine degli Avvocati di Napoli, tessera n. 14553 · Albo speciale cassazionisti dal 23/10/2015 · → Profilo completoPubblicato il · Aggiornato il · ⏱ 12 minuti di lettura

▶ Risposta diretta

Se sei arrestato o detenuto per spaccio, puoi chiedere che il fatto venga qualificato come lieve entità ai sensi del comma 5 dell'art. 73 DPR 309/1990: è un'ipotesi autonoma di minore gravità, con pena più bassa di quella ordinaria. Il giudice valuta mezzi, modalità, circostanze, qualità e quantità della sostanza e deve motivare il riconoscimento o il diniego. Puoi sollecitare la riqualificazione già alla convalida e poi nelle fasi successive. Il primo passo è documentare con il difensore la cessione occasionale, l'assenza di organizzazione e la tua situazione personale.

Avv. Massimo Romano · Avvocato penalista patrocinante in Cassazione · Ordine degli Avvocati di Napoli, tessera n. 14553

  • Roma — Via Avicenna 97, 00146
  • Milano — Via Giuseppe Pecchio 3, 20129
  • Napoli — Corso Umberto I 237, 80138

Telefono +39 335 669 3954 · WhatsApp +39 335 669 3954

⚡ In sintesi

  • La lieve entità del comma 5 dell'art. 73 DPR 309/1990 si applica quando il fatto è di minore gravità per mezzi, modalità, circostanze, qualità e quantità della sostanza.
  • La riqualificazione dall'ipotesi ordinaria alla lieve entità può essere chiesta già alla convalida e nelle fasi successive; incide su pena, misura cautelare e accesso ai benefici.
  • Il giudice valuta il fatto nel suo complesso: la modesta quantità non basta, e la quantità elevata non esclude da sola la lieve entità.
  • La difesa documenta la scarsa organizzazione, la cessione occasionale, l'assenza di profitto rilevante e la situazione personale, e sollecita una motivazione specifica.
  • Il riconoscimento della lieve entità incide sulla misura cautelare, perché cambiano i limiti di pena rilevanti, e può aprire la strada a riti alternativi, messa alla prova e misure alternative alla detenzione.
  • Se il giudice nega il comma 5 senza motivare in modo specifico sul fatto concreto, la difesa può impugnare la decisione e chiedere in appello o in Cassazione la riqualificazione.

Che cos’è la lieve entità dell’articolo 73?

Se sei accusato di spaccio, puoi chiedere la lieve entità del comma 5 dell’art. 73 DPR 309/1990: si applica ai fatti di minore gravità, valutati secondo mezzi, modalità, circostanze dell’azione, qualità e quantità delle sostanze. È una fattispecie autonoma, con pena più bassa di quella ordinaria, e il giudice deve motivarne il riconoscimento o il diniego.

Il comma 5 non indica soglie numeriche. Per questo la qualificazione dipende da una valutazione globale: se hai fatto una piccola cessione a un conoscente, senza organizzazione e con un profitto modesto, sei nel caso tipico; una struttura stabile di spaccio, anche con quantità contenute per singola cessione, tende a uscirne. Il tema si lega alle riflessioni sulla derubricazione del reato e sul rischio di pena nello spaccio.

Perché la qualificazione cambia tutto

La qualificazione determina la cornice di pena, i presupposti per le misure cautelari, i tempi di prescrizione, l’accesso ai riti alternativi e a misure alternative dopo la condanna. Nelle indagini, spesso l’imputazione iniziale è formulata nell’ipotesi ordinaria; devi sollecitare il cambiamento con il tuo difensore, portando elementi concreti.

Quali elementi usa il giudice per riconoscere la lieve entità?

Devi sapere che il giudice considera quantità, qualità e purezza della sostanza, numero e frequenza delle cessioni, rapporti con gli acquirenti, mezzi impiegati, profitto, organizzazione e occasione del fatto. Nessun indice è decisivo da solo; la motivazione deve dare conto dell’insieme.

Indici valutati dal giudice per distinguere la lieve entità dall’ipotesi ordinaria dell’art. 73
IndiceOrienta verso la lieve entitàOrienta verso l’ipotesi ordinaria
Quantità e purezzaDosi singole, principio attivo contenutoQuantità ingente, purezza elevata
ModalitàCessione occasionale a conoscentiCessioni ripetute a clienti diversi
OrganizzazioneNessuna strutturaPiù persone, ruoli, luoghi dedicati
StrumentiNessun bilancino o confezionamentoBilance, materiali, veicoli
ProfittoModesto o assenteContanti rilevanti, tenore di vita incoerente
Contesto personaleLavoro, famiglia, consumoAssenza di redditi leciti

Il tasso di purezza

La purezza incide sul numero di dosi ricavabili e quindi sulla valutazione dell’offensività. Un campione poco puro può far calare il peso rilevante del fatto. La pagina sul tasso di purezza e le analisi spiega come si discute il tema, mentre quella sulla perizia chimica chiarisce quando contestare il metodo.

Il profilo del consumatore

Se sei consumatore e cedi piccole quantità per finanziare il tuo consumo, sei in una situazione diversa da chi spaccia in modo professionale. Documenta la tossicodipendenza con certificazioni di servizi per le dipendenze, che possono anche aprire la strada all’art. 94 DPR 309/1990.

Come si chiede la riqualificazione, fase per fase?

Puoi chiederla già alla convalida e riproporla nel riesame, nell’udienza preliminare e nel dibattimento. Il giudice può accogliere o no, e il pubblico ministero può modificare l’imputazione. In ogni fase serve una motivazione che si confronti con gli elementi concreti.

  1. Alla convalida (art. 391 c.p.p.), fai illustrare dal difensore gli elementi della lieve entità e chiedi una misura proporzionata.
  2. Se è applicata una misura, si valuta il riesame (art. 309 c.p.p.) contestando la gravità indiziaria nell’ipotesi ordinaria.
  3. Nelle indagini si producono documenti sulla situazione personale e sui consumi.
  4. Prima dell’udienza preliminare si chiede al pubblico ministero la modifica dell’imputazione.
  5. Se si sceglie un rito alternativo (art. 438 c.p.p. o art. 444 c.p.p.), si concorda o si chiede la qualificazione ex comma 5.
  6. In dibattimento, si argomenta con prove testimoniali, consulenze e documenti.

Il confine con l’uso personale

La differenza tra lieve entità e uso personale è radicale: nella prima c’è reato, nel secondo una sanzione amministrativa (art. 75 DPR 309/1990). La pagina sulla destinazione all’uso personale espone gli indici che orientano il giudice.

Come cambia la lieve entità nei territori italiani?

Se sei in una provincia specifica, sappi che il quadro normativo è nazionale, ma la prassi degli uffici giudiziari, i tempi delle udienze e gli orientamenti dei tribunali variano. Per questo le pagine dedicate ai singoli territori approfondiscono competenze, distretti di Corte d’appello e tribunali del riesame.

Sono disponibili approfondimenti per Conegliano, Savona, Nichelino, Novara, Pescara, Catanzaro e Genova. La lieve entità è, in ogni caso, un principio nazionale: ciò che cambia è l’ufficio che decide e la rete di servizi di supporto, come i servizi per le dipendenze, disponibili in modo diverso nelle diverse province.

Uffici giudiziari di riferimento per le città con approfondimento sulla lieve entità
CittàTribunale competenteCorte d’appello del distretto
ConeglianoTrevisoVenezia
SavonaSavonaGenova
NichelinoTorinoTorino
NovaraNovaraTorino
PescaraPescaraL’Aquila
CatanzaroCatanzaroCatanzaro
GenovaGenovaGenova

Come interviene lo studio nei territori

Le sedi dello studio sono Roma, Milano, Napoli e Londra. Nei territori dove non ha sede, l’intervento avviene direttamente o con colleghi del foro, con coordinamento dello studio. Se sei un familiare, puoi quindi contattare un unico riferimento anche per procedimenti lontani.

Come cambiano misura cautelare e pena con la lieve entità?

Se ottieni la lieve entità, la cornice di pena è più bassa e i presupposti per la custodia in carcere si riducono. Il giudice valuta pericolo di reiterazione, proporzionalità e adeguatezza; puoi sollecitare domiciliari o misure non detentive e, a procedimento concluso, la sospensione condizionale della pena.

L’art. 280 c.p.p. collega l’applicabilità delle misure custodiali ai limiti di pena del reato: più bassa è la cornice, meno sono le misure disponibili. L’art. 275 c.p.p. impone che il carcere sia l’ultima risorsa. Nelle fasi successive, con la condanna, si valutano pene sostitutive e misure alternative; la pagina sulla pena dello spaccio elenca gli strumenti.

Effetti della qualificazione in lieve entità rispetto all’ipotesi ordinaria
AspettoIpotesi ordinariaLieve entità (comma 5)
Cornice di penaPiù altaNettamente più bassa
Misure cautelariCustodia in carcere più facilmente applicabileLimiti dell’art. 280 c.p.p. e preferenza per misure non detentive
Benefici dopo la condannaPiù ristrettiPiù accessibili (sospensione condizionale, misure alternative)
Riti alternativiRiduzione di un terzo con l’abbreviatoStessa riduzione su una cornice già più bassa
Prova richiestaOrganizzazione o quantità rilevantiModestia complessiva del fatto

Il caso del recidivo

Se hai precedenti penali, la lieve entità non ti è vietata, ma i precedenti incidono sulle esigenze cautelari. Devi distinguere tra recidiva formale e reale pericolosità attuale, documentando percorsi terapeutici, lavoro e distanza dagli ambienti del reato.

Cosa succede dopo una cessione occasionale di piccola quantità?

Immagina questo caso, ricostruito a scopo illustrativo. Un lavoratore, consumatore, cede una piccola quantità a un conoscente per ricavare il costo del proprio acquisto. Viene fermato dopo la cessione e arrestato. Il pubblico ministero contesta l’ipotesi ordinaria dell’art. 73.

Scenario: il telefono contiene pochi messaggi, nessun elenco di clienti; non c’è contante rilevante; la sostanza ha purezza contenuta.

Strategia: alla convalida la difesa chiede la riqualificazione ex comma 5, produce busta paga e certificazione del servizio per le dipendenze, e sollecita i domiciliari. Poi chiede al pubblico ministero di modificare l’imputazione.

Esito possibile: il giudice può riconoscere la lieve entità e applicare una misura non custodiale; oppure, se emergono altre cessioni, può mantenere l’ipotesi ordinaria. In quest’ultimo caso la difesa insiste su attenuanti e riti alternativi. Un esito parziale, con misura attenuata ma qualificazione ancora aperta, è frequente.

Quali sono i riferimenti normativi?

Per orientarti, questi sono i riferimenti che contano.

  • art. 73 DPR 309/1990, comma 5: fatti di lieve entità.
  • art. 75 DPR 309/1990: sanzioni amministrative per l’uso personale.
  • art. 94 DPR 309/1990: affidamento in prova in casi di tossicodipendenza.
  • art. 391 c.p.p.: convalida dell’arresto.
  • art. 274, art. 275, art. 280 e art. 284 c.p.p.: esigenze cautelari, criteri di scelta, limiti di pena, domiciliari.
  • art. 299 c.p.p.: revoca e sostituzione delle misure.
  • art. 309 c.p.p.: riesame.
  • art. 438 c.p.p. e art. 444 c.p.p.: abbreviato e patteggiamento.
  • art. 62-bis c.p. e art. 131-bis c.p.: attenuanti generiche e particolare tenuità, da valutare caso per caso.

Schema temporale: quando chiedere la riqualificazione in lieve entità?

Se vuoi sapere quando muoverti, segui questa sequenza.

  1. Prime ore: verbale di arresto, nomina del difensore, raccolta dei documenti sul lavoro e sul consumo.
  2. Entro 48 ore dall’arresto: richiesta di convalida; udienza nelle 48 ore successive (art. 391 c.p.p.), con prima richiesta di qualificazione ex comma 5.
  3. Entro 10 giorni dalla misura: riesame (art. 309 c.p.p.) sulla gravità indiziaria.
  4. Settimane: analisi della sostanza e tasso di purezza, certificazioni dei servizi per le dipendenze.
  5. Mesi: richiesta al pubblico ministero di modificare l’imputazione prima dell’udienza preliminare.
  6. Rito: abbreviato, patteggiamento o dibattimento con qualificazione in quinto comma.

💬 Domanda tipica: «Mi hanno arrestato per aver ceduto una dose a un conoscente e per un altro grammo trovato a casa. Posso evitare il carcere se chiedo la lieve entità?»

La lieve entità non garantisce la libertà, ma è la richiesta tipica per un fatto occasionale e di quantità minima: rende la cornice di pena più bassa e le misure non detentive più accessibili. Alla convalida porta busta paga, residenza, certificazione del servizio per le dipendenze e l’indicazione di un domicilio. Evita ammissioni su altre cessioni: possono escludere il comma 5. Il giudice decide su tutti gli elementi.

⚠️ Attenzione: una frase come «ho venduto altre volte» o la presenza di messaggi con più acquirenti può far escludere la lieve entità e trasformare una cessione occasionale in attività continuativa. Rendi dichiarazioni solo con il difensore, dopo la lettura degli atti.

Quanto costa la difesa per ottenere la lieve entità?

Puoi chiedere un preventivo scritto prima dell’incarico (art. 13 L. 247/2012); i parametri ministeriali (DM 55/2014 e successivi aggiornamenti) servono da riferimento. Se hai i requisiti puoi chiedere il patrocinio a spese dello Stato (DPR 115/2002). Le spese sono quelle di un procedimento per droga: consulenza sulla sostanza, documenti dei servizi, eventuale avvocato del foro locale.

Voci di spesa tipiche per sostenere la riqualificazione in lieve entità
VoceQuando ricorreNota pratica
Consulente sulla sostanzaDubbi su peso e purezzaNomina prima dell’analisi non ripetibile
Documenti dei servizi per le dipendenzeConsumatore che cede per finanziare l’usoRilascio con tempi propri
Avvocato del foro localeArresto in città senza sede dello studioConcordato nel preventivo
TrasferteUdienze lontane dalle sediIncluse nel preventivo
Copia degli attiDopo il depositoSpese vive documentate

Quali errori devi evitare?

Evita questi sei errori, che possono escludere il comma 5.

  • Non ammettere cessioni ripetute senza difensore: l’ammissione esclude la lieve entità.
  • Produci documenti sul lavoro e sul consumo: il giudice decide su ciò che trova agli atti.
  • Non contare solo sulla quantità: il giudice guarda anche a modalità e organizzazione.
  • Non attendere il dibattimento per chiedere la qualificazione: perdi gli effetti cautelari.
  • Non dimenticare la certificazione dei servizi per le dipendenze: è un elemento che sostiene sia la lieve entità sia i benefici.
  • Non contattare chi ha acquistato: rischio di intercettazioni e di nuove contestazioni.

Come può aiutarti lo studio?

Puoi rivolgerti all’Avv. Massimo Romano, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Napoli (n. 14553, cassazionista dal 23/10/2015), che assiste persone arrestate o indagate per reati di droga con sedi a Roma, Milano, Napoli e Londra e con una rete di avvocati corrispondenti in Italia, UE e Paesi terzi. Lo studio imposta fin dalla convalida la richiesta di lieve entità e la raccolta dei documenti a supporto.

Chiama o scrivi su WhatsApp al +39 335 669 3954, oppure apri la pagina contatti. Per conoscere lo studio vai alla pagina chi siamo. Il quadro generale è nella pagina sulla difesa penale urgente nel traffico di droga. Nessun risultato può essere promesso: dipende dagli atti.

Domande frequenti

Che cosa è la lieve entità nel reato di droga e cosa significa per te?

È l'ipotesi prevista dal comma 5 dell'art. 73 DPR 309/1990 per i fatti di minore gravità, valutati per mezzi, modalità, circostanze dell'azione, qualità e quantità delle sostanze. Se la ottieni, hai una pena più bassa di quella ordinaria e vantaggi sulle misure cautelari e sui benefici penitenziari.

Come puoi ottenere la riqualificazione in lieve entità?

Il tuo difensore chiede al giudice, già in sede di convalida o in udienza successiva, di qualificare il fatto ai sensi del comma 5, producendo elementi su quantità, assenza di organizzazione, occasionalità e profitto. Il giudice deve motivare. Il pubblico ministero può anche modificare l'imputazione in via autonoma.

Se hai una quantità elevata, la lieve entità è esclusa?

Non automaticamente. La quantità è un indice importante, ma il giudice deve valutare tutti gli elementi del fatto: modalità della condotta, tipo di sostanza, contesto, organizzazione. Quantità molto alte rendono però più difficile la qualificazione. La motivazione deve spiegare perché il fatto è, o non è, di minore gravità.

Con la lieve entità eviti il carcere?

Non sempre, ma si riduce la gravità della cornice e diventano più accessibili misure non detentive e benefici. Per la misura cautelare il giudice considera il comma applicato; se vieni condannato possono aggiungersi sospensione condizionale e misure alternative. La decisione dipende da precedenti, comportamento e prove.

Puoi chiedere la riqualificazione dopo il riesame?

Sì, la qualificazione del fatto può essere discussa in ogni fase, incluso il riesame (art. 309 c.p.p.) e il giudizio di merito. Più tardi la chiedi, minori possono essere gli effetti sulla misura già applicata. Per questo conviene sollevare la questione fin dalla convalida con documenti a sostegno.

La lieve entità vale anche se hai precedenti?

I precedenti non escludono la lieve entità, ma incidono sulla valutazione complessiva e sulle esigenze cautelari. Il giudice considera la tua personalità e la ripetizione di condotte. Devi dimostrare, con il difensore, che nonostante i precedenti il fatto concreto resta di minore gravità.

Quali documenti ti servono per sostenere la lieve entità?

Ti servono buste paga o contratti di lavoro, certificazione del servizio per le dipendenze, estratti conto che mostrino l'assenza di flussi anomali, residenza e stato di famiglia, oltre all'analisi della sostanza. Questi documenti provano modestia del profitto, assenza di organizzazione e consumo personale, elementi che il giudice deve considerare.

Se sei un consumatore che cede una dose a un amico, puoi ottenere la lieve entità?

Spesso sì, se la cessione è occasionale, di quantità minima e senza profitto rilevante. Il giudice guarda alla ripetizione delle condotte, ai messaggi con altri acquirenti e al contante trovato. La certificazione della dipendenza e la prova del consumo aiutano a collocare il fatto nel comma 5 invece che nell'ipotesi ordinaria.

Avv. Massimo Romano — Avvocato penalista

Assistenza 24 ore su 24, anche nei festivi, per arresti, perquisizioni, misure cautelari e fermi all'estero. Il compenso è concordato con preventivo scritto prima dell'incarico.

  • Roma — Via Avicenna 97, 00146
  • Milano — Via Giuseppe Pecchio 3, 20129
  • Napoli — Corso Umberto I 237, 80138

Telefono +39 335 669 3954 · WhatsApp +39 335 669 3954

Chi ha scritto questa pagina

Autore
Qualifica
Avvocato penalista – patrocinante in Cassazione
Iscrizione
Ordine degli Avvocati di Napoli, n. 14553, dal 16/04/1998
Cassazione
Albo speciale dal 23/10/2015
Sedi
Roma · Milano · Napoli · Londra
Contatti
+39 335 669 3954 · WhatsApp 24/7

Contenuto informativo redatto e rivisto dall'avvocato; non sostituisce un parere sul caso concreto. Ultima revisione: 28/10/2026.