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Reputazione e diritto all'oblio

Foto arresto per droga sui social: come farla togliere?

Foto in manette, post e video sul tuo arresto per droga circolano sui social? Come tutelare immagine, privacy, minori e famiglia. Chiama lo studio.

Di , Avvocato penalista – patrocinante in CassazioneIscritto all'Ordine degli Avvocati di Napoli, tessera n. 14553 · Albo speciale cassazionisti dal 23/10/2015 · → Profilo completoPubblicato il · Aggiornato il · ⏱ 14 minuti di lettura

▶ Risposta diretta

Sì, puoi chiedere la rimozione di foto, video e post sul tuo arresto per droga sia alla piattaforma sia a chi li ha pubblicati, invocando la tutela dell'immagine (art. 10 c.c.), il divieto di pubblicare l'immagine di chi è in manette (art. 114, comma 6-bis, c.p.p.) e la protezione dei dati personali. La richiesta ha più forza se coinvolge un minore o se la notizia è inesatta. Il primo passo è salvare prove e URL prima della rimozione, poi segnalare il contenuto alla piattaforma indicando la violazione precisa e diffidare l'autore del post.

Avv. Massimo Romano · Avvocato penalista patrocinante in Cassazione · Ordine degli Avvocati di Napoli, tessera n. 14553

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⚡ In sintesi

  • La pubblicazione dell'immagine di una persona in manette è vietata dall'art. 114 c.p.p. salvo consenso: la regola vale per la stampa e fonda le richieste di rimozione.
  • Le piattaforme social rimuovono i contenuti su segnalazione, ma serve indicare la violazione precisa: privacy, diffamazione, immagine di minore o dati personali.
  • I minori hanno una tutela rafforzata: il divieto di pubblicare le generalità e le immagini riguarda sia l'imputato minorenne sia i figli di chi è arrestato.
  • La richiesta alla piattaforma e la diffida all'autore del post vanno fatte in parallelo, con prove salvate prima della rimozione, perché i contenuti possono sparire o rispuntare.
  • Se vedi circolare la tua foto in manette, salva subito schermate, URL e data di pubblicazione, perché il contenuto può sparire o essere ripubblicato e la prova ti serve per ogni richiesta.
  • Se la notizia riguarda tuo figlio o altri minori, puoi chiedere una protezione rafforzata, perché il divieto di pubblicare generalità e immagini vale anche per chi è coinvolto solo come familiare.

Si può far togliere dai social la foto di un arresto per droga?

Sì, se la tua foto in manette o un video del tuo arresto per droga circolano sui social, puoi chiedere la rimozione sia alla piattaforma sia all’autore del post, invocando la tutela dell’immagine (art. 10 c.c.), il divieto di pubblicare l’immagine di chi è in manette (art. 114, comma 6-bis, c.p.p.) e la protezione dei dati personali. La richiesta ha più forza se riguarda un minore o se la notizia è inesatta.

Sui social l’arresto si diffonde per canali diversi dalla stampa: foto scattate da passanti, video registrati da telefoni, condivisioni di testate locali, commenti di conoscenti. Ogni canale ha regole e tempi propri. Questa pagina spiega come intervenire, in quale ordine e con quali prove, e che cosa può fare la famiglia.

Quali norme proteggono l’immagine di chi è stato arrestato?

Se ti stai chiedendo quali norme puoi invocare, devi distinguere tra la tutela dell’immagine, la riservatezza e il divieto di pubblicare foto di persone in manette. La protezione nasce dall’incontro di norme penali, civili e di protezione dei dati. L’art. 114 c.p.p. disciplina il divieto di pubblicazione di atti e immagini; l’art. 10 c.c. tutela l’immagine contro l’abuso; l’art. 97 della legge 633/1941 limita l’esposizione del ritratto senza consenso; il GDPR protegge i dati personali, comprese le informazioni giudiziarie.

Norme che proteggono immagine e dati di chi è arrestato per droga e destinatario della richiesta di rimozione
StrumentoCosa tutelaChi è il destinatario
Art. 114, comma 6-bis, c.p.p.Immagine di chi è in manetteTestate e chi pubblica immagini
Art. 10 c.c.Immagine e decoroAutore del post o della pubblicazione
Art. 97 L. 633/1941Ritratto senza consensoChi diffonde la fotografia
GDPR (art. 6 e art. 17)Dati personali e cancellazioneTitolare del trattamento, piattaforma
Art. 13 DPR 448/1988Identità del minorenne imputatoMezzi di informazione
Reg. UE 2022/2065Procedure di rimozione sulle piattaformePiattaforme online

Foto in manette e immagini di polizia

La fotografia di una persona in manette, scattata dalle forze dell’ordine o da terzi, non può essere pubblicata senza il consenso dell’interessato. Il divieto riguarda la persona ripresa mentre è sottoposta a coercizione fisica, come durante il trasferimento in cella o l’ingresso in tribunale. La rimozione si chiede indicando la norma e il contenuto preciso, con data e indirizzo della pagina. Per approfondire la richiesta di non pubblicare immagini nei casi con elementi esteri è utile la pagina sulla rimpatrio dei detenuti dall’estero, perché la fotografia spesso arriva insieme alle notizie sul trasferimento.

Il bilanciamento con il diritto di cronaca

Un’immagine può essere pubblicata se la notizia è di interesse pubblico e l’immagine è necessaria alla narrazione. Per una persona privata, arrestata per un reato di droga di non particolare rilievo, la fotografia raramente è necessaria. Il giudice valuta se la pubblicazione era essenziale oppure aggravava inutilmente il pregiudizio.

Come si segnalano post, foto e video alle piattaforme?

Quando segnali un post, devi indicare la violazione precisa e conservare le prove, così la tua richiesta resta documentata anche se il contenuto sparisce. La segnalazione si compie con la funzione dedicata di ciascuna piattaforma, indicando il tipo di violazione e allegando gli indirizzi dei contenuti. Una richiesta strutturata, preceduta dalla raccolta delle prove, raggiunge più spesso l’esito sperato. Il Regolamento UE 2022/2065 impone alle piattaforme procedure di notifica e di motivazione del rifiuto.

  1. Salva le prove. Cattura schermata, data, ora e indirizzo del contenuto prima di segnalarlo, perché dopo la rimozione la prova non è più disponibile.
  2. Individua l’autore. Annota il profilo che ha pubblicato, i commenti e le condivisioni principali.
  3. Scegli la categoria di violazione. Usa privacy, immagine non autorizzata, molestie o diffamazione, secondo il caso.
  4. Compila la segnalazione. Indica le norme violate e, per i minori, la loro età, allegando un documento.
  5. Invia la diffida all’autore. Una lettera dell’avvocato chiede la rimozione volontaria e avvisa delle azioni successive.
  6. Verifica la risposta. Se la piattaforma rifiuta, chiedi la motivazione e valuta il reclamo o l’azione giudiziaria.
  7. Ripeti per le copie. Il contenuto rimosso può essere ricaricato da altri account, quindi serve un controllo periodico.

⚠️ Attenzione: segnala il contenuto solo dopo averne salvato schermata, indirizzo, data e profilo dell’autore. Una volta rimosso il post, non potrai più dimostrare la diffusione né individuare chi lo ha pubblicato, e la richiesta di risarcimento o la querela resteranno senza prova.

Le segnalazioni che funzionano meglio

Funzionano meglio le segnalazioni che indicano un solo motivo preciso e allegano il documento che lo prova. Una richiesta che mescola privacy, diffamazione e danno morale rischia di essere classificata male. Se il contenuto contiene minacce o insulti, la Polizia postale può raccogliere la denuncia e chiedere ai gestori di conservare i dati.

Tipo di contenuto sui social, violazione da indicare nella segnalazione e destinatario della richiesta
ContenutoViolazione da indicareDestinatario
Foto in manetteArt. 114, comma 6-bis, c.p.p. e immagine non autorizzataPiattaforma e autore del post
Video del fermo o dell’arrestoRiservatezza e dati personaliPiattaforma, Garante
Foto o nomi di figli minorenniTutela del minorePiattaforma con priorità, Polizia postale
Commenti con minacce o insultiDiffamazione e minacciaPolizia postale, autorità giudiziaria
Condivisione di articoli di cronacaAggiornamento o oblioEditore e motore di ricerca

💬 Domanda tipica: «Mio fratello è stato arrestato per droga e su Facebook gira una foto con le manette: possiamo farla togliere noi familiari?» Sì, ogni familiare può segnalare il contenuto alla piattaforma come immagine non autorizzata, ma la diffida formale e le richieste fondate sull’art. 114 c.p.p. spettano all’interessato o al suo difensore con procura. Intanto salvate gli indirizzi e le schermate, non condividete la foto per denunciarla e non rispondete ai commenti.

Come tutelare minori e famiglia quando la notizia circola online?

Se nelle immagini compaiono i tuoi figli, puoi chiedere una protezione rafforzata, perché il divieto riguarda anche loro. I figli minori di chi è arrestato non sono parte del procedimento e hanno diritto alla riservatezza. Il nome della scuola, le foto di famiglia e i profili social dei figli non devono essere associati alla notizia. Le richieste di rimozione si basano sulla tutela dei minori e sulle regole deontologiche dei giornalisti, come la Carta di Treviso.

Quando l’indagato stesso è minorenne, la disciplina diventa più rigida, perché il processo minorile è coperto da riservatezza. La pagina sull’incensurato minorenne arrestato all’estero illustra la posizione dei giovani detenuti, mentre quella sull’interesse superiore del minore nell’estradizione tratta i figli di persone ricercate.

Cosa fare nelle prime ore

Nelle prime ore dopo il fermo i familiari ricevono messaggi, vedono i post e sono tentati di rispondere. La scelta più utile è non commentare, non condividere e raccogliere le prove. Si valuta se disattivare temporaneamente i profili social, si informa la scuola dei figli e si individuano i contenuti da segnalare per primi: quelli con foto, indirizzi e nomi dei minori.

Cosa fare e cosa non fare nelle prime 72 ore quando foto e video dell’arresto circolano sui social
SituazioneCosa fareCosa non fare
Foto o video in circolazioneSalvare schermate, indirizzi, date e profiliCondividerli per denunciarli
Commenti di conoscentiRaccogliere gli screenshot e segnalare quelli lesiviRispondere pubblicamente
Profili social dei figliImpostarli come privati e informare la scuolaCancellare in fretta contenuti legati alla vicenda
Richieste di giornalistiRinviare al difensoreRilasciare dichiarazioni spontanee
Messaggi privati dei testimoniInformare il difensoreRispondere o chiedere di cambiare versione

Quando la famiglia è danneggiata dall’esposizione

Se l’esposizione provoca danni, come la perdita di un impiego o di un affitto, la famiglia può agire per il risarcimento. Il caso dei figli di una persona arrestata all’estero ha profili ulteriori, quando la sicurezza fisica del detenuto dipende dalla riservatezza: la pagina sull’incolumità del detenuto all’estero spiega perché alcune informazioni non devono circolare.

Qual è lo schema temporale dopo la segnalazione di un contenuto sui social?

Se hai appena visto il contenuto, devi agire nelle prime ore, perché puoi ancora limitare la condivisione, e ti conviene prima salvare le prove. La sequenza varia con la piattaforma e con la gravità del contenuto. Le segnalazioni di immagini di minori vengono trattate con priorità; quelle di diffamazione richiedono una valutazione più lunga. Non esistono termini fissi comuni a tutte le piattaforme, e conviene non attendere in modo passivo.

  1. Prime ore: raccolta delle prove e segnalazione dei contenuti più lesivi, soprattutto immagini di minori e indirizzi.
  2. Primi giorni: invio delle diffide agli autori e alle pagine che hanno condiviso, controllo delle risposte.
  3. Prime settimane: reclamo, richiesta al Garante o ricorso al giudice per i contenuti che restano online.
  4. Nei mesi successivi: monitoraggio delle ricomparse e richiesta di deindicizzazione dei risultati di ricerca che richiamano i post.
Fasi di intervento sui contenuti social, strumento usato e soggetto che decide
FaseStrumentoSoggetto che decide
Segnalazione inizialeNotifica alla piattaforma ai sensi del Reg. UE 2022/2065Piattaforma
DiffidaLettera dell’avvocato all’autore del postAutore o titolare della pagina
Contenuti con minacceDenuncia o querelaPolizia postale, Procura
Rifiuto della piattaformaReclamo al Garante o ricorso civileGarante, tribunale civile
Risultati di ricerca residuiRichiesta di deindicizzazioneMotore di ricerca

Se il post è l’effetto di una divulgazione di dati coperti da segreto, la questione ha una dimensione ulteriore, che riguarda la fuga di notizie dagli uffici giudiziari, con possibili responsabilità penali per chi ha diffuso gli atti.

Quanto costa far rimuovere foto e post dai social dopo un arresto?

Se ti chiedi quanto costa, devi sapere che il compenso dipende dal numero di piattaforme e di autori da contestare e dalla necessità di arrivare al giudice, e che puoi concordarlo prima per iscritto. Il compenso si concorda con preventivo scritto prima dell’incarico (art. 13 L. 247/2012), con riferimento ai parametri del DM 55/2014 e dei successivi aggiornamenti. Le segnalazioni alle piattaforme e le diffide agli autori dei post richiedono un impegno limitato; l’azione davanti al giudice civile, con eventuale richiesta di risarcimento, comporta spese maggiori.

Le voci di spesa riguardano l’acquisizione delle prove con data certa, le copie dei provvedimenti, le spese di notifica delle diffide, il contributo unificato in caso di causa e, se l’autore o la piattaforma operano all’estero, traduzioni e avvocato locale. Il patrocinio a spese dello Stato (DPR 115/2002) si valuta, nei casi previsti dalla legge, per il giudizio civile.

Quando la notizia riguarda segnalazioni di polizia e beni sequestrati?

Se nel post compaiono notizie su sequestri o segnalazioni di polizia, puoi chiedere la rimozione anche di questi dati, e devi farlo con indicazioni precise. Le notizie sui social riportano spesso informazioni su segnalazioni internazionali o su beni sequestrati. Se il nome compare in una segnalazione del Sistema d’informazione Schengen, la rimozione dei contenuti online non basta: serve la procedura sul dato di polizia, descritta nella pagina sull’annullamento della segnalazione SIS. Se l’arresto riguarda un’impresa e porta alla nomina di un amministratore, la comunicazione ai clienti e ai fornitori richiede un piano, come spiegato nella pagina sulla nomina dell’amministratore giudiziario.

Esempio: la foto in manette condivisa da una pagina locale

Caso ricostruito a scopo illustrativo.

Scenario. Una donna di trentacinque anni è fermata durante un controllo per detenzione di sostanze. Un passante la fotografa mentre viene accompagnata in auto con le manette ai polsi e pubblica l’immagine su una pagina locale con il nome e il paese di residenza. La foto viene condivisa centinaia di volte e raggiunge il datore di lavoro.

Strategia. La difesa salva le schermate, segnala la foto alla piattaforma come immagine non autorizzata, invia una diffida alla pagina e agli autori delle condivisioni più rilevanti e chiede la rimozione del nome. Il richiamo all’art. 114, comma 6-bis, c.p.p. e all’art. 10 c.c. accompagna ogni richiesta.

Esito possibile. La piattaforma rimuove il post principale; alcune condivisioni su profili privati restano e richiedono segnalazioni singole. Se la pagina rifiuta di collaborare, si valuta il ricorso al giudice civile per ottenere l’ordine di rimozione e il risarcimento.

Quali errori evitare sui social dopo un arresto?

Evita di rispondere ai commenti o di condividere a tua volta il contenuto, perché puoi dare più visibilità a ciò che vuoi far sparire. Gli errori che seguono aggravano la visibilità del caso e possono incidere sulla posizione processuale.

  1. Rispondere a commenti e accuse. La risposta fa salire il post nei feed e crea una dichiarazione che l’accusa può leggere.
  2. Cancellare i propri post in fretta. La cancellazione dopo un arresto può essere interpretata come tentativo di eliminare prove, se i contenuti riguardano la vicenda.
  3. Contattare i testimoni via social. Il messaggio può essere letto come pressione e portare a una misura più severa.
  4. Condividere la foto per denunciarla. Ogni condivisione aumenta la diffusione e può rafforzare la tesi che l’immagine è già di dominio pubblico.
  5. Segnalare senza salvare le prove. Una volta rimosso il contenuto, non si può dimostrare il danno né individuare gli autori.
  6. Pagare servizi che promettono la pulizia totale. Nessun servizio può obbligare una piattaforma estera; i pagamenti anticipati non hanno garanzie.

Come si inserisce la rimozione dei contenuti nella strategia complessiva?

Se vuoi una tutela completa, devi coordinare la rimozione dei contenuti social con rettifica, deindicizzazione e difesa penale. La rimozione di foto e post è la parte più rapida di una strategia che comprende rettifica, deindicizzazione e, se serve, azione di risarcimento. Il quadro generale è illustrato nella pagina sul diritto all’oblio penale in materia di droga, che spiega come ordinare le richieste in base alla fonte. Una volta rimosso il contenuto sociale, resta il lavoro sui motori di ricerca, perché la ricerca per nome può continuare a mostrare le copie memorizzate.

Come può aiutarti lo studio?

L’Avv. Massimo Romano, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Napoli (n. 14553, cassazionista dal 23/10/2015), assiste persone e famiglie coinvolte in procedimenti per droga e cura le richieste di tutela dell’immagine verso piattaforme, pagine e testate. Lo studio ha sedi a Roma, Milano, Napoli e Londra e lavora con corrispondenti all’estero.

Se una foto o un video del tuo arresto è online, invia gli indirizzi, la data e l’eventuale presenza di minori. Chiama o scrivi su WhatsApp al +39 335 669 3954, oppure usa la pagina dei contatti. Per sapere chi siamo e come lavoriamo puoi consultare la pagina chi siamo.

Domande frequenti

Puoi vietare la pubblicazione della tua foto in manette?

Sì. L'art. 114, comma 6-bis, c.p.p. vieta la pubblicazione dell'immagine di persona privata della libertà personale ripresa in manette o con altri mezzi di coercizione fisica, salvo consenso. La norma si rivolge soprattutto alla stampa, ma costituisce il parametro per chiedere la rimozione anche alle piattaforme e agli autori dei post.

Come segnali un post sui social che mostra il tuo arresto?

Si usa lo strumento di segnalazione della piattaforma, scegliendo la categoria che descrive la violazione, per esempio privacy, molestie o immagine non autorizzata. Si allegano gli indirizzi dei contenuti. Se la risposta è negativa si può inviare una diffida formale tramite avvocato e, nei casi gravi, depositare una querela.

Puoi far togliere la foto di tuo figlio minorenne arrestato?

Sì, con maggiore forza. L'identità di un minore coinvolto in un procedimento penale non può essere diffusa, e questa tutela vale per i media e, per estensione, per i contenuti online. I genitori possono segnalare i contenuti alle piattaforme e alla Polizia postale, e chiedere al Garante di intervenire.

Se la tua foto è stata scattata in un luogo pubblico, è comunque illecita?

Il luogo pubblico non rende lecita la diffusione. Conta il contesto: una persona in manette durante il fermo gode della tutela dell'art. 114 c.p.p., e l'art. 10 del codice civile protegge l'immagine quando la pubblicazione ne lede il decoro. Il bilanciamento con la cronaca è valutato caso per caso.

La piattaforma è obbligata a rimuovere il contenuto che ti riguarda?

Entro i limiti del Regolamento UE 2022/2065 (Digital Services Act), le piattaforme devono avere procedure di segnalazione e di rimozione dei contenuti illeciti. Non esiste un termine uguale per tutti, e il rifiuto va motivato. Si può contestare il rifiuto con reclamo, con procedure extragiudiziali o davanti al giudice.

Cosa puoi fare per proteggere la tua famiglia dai commenti online?

Conviene chiedere la rimozione dei commenti che indicano familiari, impostare i profili in modalità privata, evitare repliche pubbliche e raccogliere gli screenshot dei contenuti offensivi. Gli insulti e le minacce si possono denunciare. L'obiettivo è ridurre la ricerca del nome della famiglia nelle pagine collegate all'arresto.

Dopo la rimozione di un post, i social conservano ancora i tuoi dati?

Sì, per un periodo che dipende dalla piattaforma, perché i dati possono restare nei sistemi interni e nelle copie di sicurezza. Per questo conviene chiedere anche la cancellazione dei dati ai sensi dell'art. 17 GDPR e, quando serve, la conservazione delle informazioni ai fini di una denuncia o di un'azione civile.

Puoi agire contro chi ha condiviso la tua foto in manette?

Sì. Chi pubblica o condivide l'immagine senza consenso risponde dell'illecito, e si può inviare una diffida con richiesta di rimozione e di risarcimento. Conviene partire dagli autori principali e dalle pagine con più seguito, conservando le prove, perché una causa contro ogni singolo utente sarebbe sproporzionata.

Avv. Massimo Romano — Avvocato penalista

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Contenuto informativo redatto e rivisto dall'avvocato; non sostituisce un parere sul caso concreto. Ultima revisione: 28/10/2026.