Cosa deve fare una famiglia nelle prime ore dopo l’arresto di un parente all’estero?
Se un tuo parente è stato arrestato per droga all’estero, nelle prime ore devi scoprire tre cose: dove si trova, di cosa è accusato e quale autorità lo ha arrestato. Poi avvisa il consolato italiano competente e l’Unità di crisi della Farnesina e incarica un avvocato abilitato nel Paese: non lasciarlo mai senza difensore.
Se ricevi la telefonata di un figlio, di un fratello o di un coniuge fermato in un altro Stato sei in un momento di smarrimento. Le informazioni arrivano frammentate, spesso da un compagno di viaggio, da un conoscente o da un messaggio di pochi secondi. Questa guida per famiglie raccoglie in un unico percorso ciò che serve sapere: chi chiamare, quali scelte rimandare, quali errori evitare, cosa aspettarsi dall’estradizione, dal mandato di arresto europeo e dal trasferimento del detenuto in Italia.
L’assistenza legale alle famiglie dei detenuti per droga si regge su un principio semplice: la difesa si svolge dove il procedimento è aperto, mentre il coordinamento, la lettura degli atti e il sostegno ai parenti si svolgono dall’Italia. Lo studio dell’Avv. Massimo Romano, iscritto all’Ordine degli Avvocati di Napoli e cassazionista, con sedi a Roma, Milano, Napoli e Londra, lavora con una rete di avvocati corrispondenti in Italia, nell’Unione europea e nei Paesi terzi.
I dati da raccogliere subito
Prima di qualsiasi telefonata, scrivi su un foglio ciò che sai. Questa scheda accelera tutto il lavoro successivo e riduce gli errori di comunicazione con l’ambasciata.
- Nome, cognome e data di nascita del detenuto, come risultano sul passaporto.
- Numero di passaporto o di carta d’identità, se lo hai.
- Paese, città e, se noto, nome della stazione di polizia o del carcere.
- Data e ora dell’ultimo contatto e contenuto del messaggio.
- Eventuali compagni di viaggio, datori di lavoro o contatti locali.
- Condizioni di salute note e terapie in corso.
Le cose da non fare in questa fase
Non pubblicare la notizia sui social, non contattare giornalisti, non cercare intermediari locali che promettono di “sistemare tutto” con un pagamento. Un’offerta di corruzione, anche se formulata da un terzo, può trasformare un procedimento difficile in uno più grave.
Chi contattare per primo: consolato, Farnesina o avvocato?
Per prima cosa chiama il consolato italiano competente per territorio, che può confermare l’arresto e il luogo di detenzione; in parallelo si incarica un avvocato locale. Il consolato non difende il detenuto, ma tutela il connazionale: controlla le condizioni di detenzione, mantiene i collegamenti con la famiglia e può segnalare esigenze sanitarie alle autorità del Paese ospitante.
Ogni soggetto ha un compito diverso. Confonderli porta a perdere tempo prezioso, soprattutto quando il detenuto si trova in uno Stato dove la custodia iniziale è breve e le decisioni arrivano in fretta.
| Soggetto | Che cosa può fare | Che cosa non può fare |
|---|---|---|
| Consolato o ambasciata d’Italia | Verificare l’arresto, visitare il connazionale, fornire elenchi di avvocati locali, avvisare la famiglia, vigilare sul trattamento | Difendere in giudizio, pagare cauzioni o spese legali, ottenere la scarcerazione |
| Unità di crisi della Farnesina | Coordinare le informazioni con la rete diplomatica, assistere la famiglia in Italia | Intervenire nel merito del processo straniero |
| Avvocato locale | Rappresentare il detenuto davanti a polizia e giudici, chiedere misure alternative alla custodia, accedere agli atti | Operare fuori dal proprio ordinamento senza coordinamento |
| Avvocato italiano | Leggere gli atti tradotti, coordinare i legali, preparare MAE, estradizione o trasferimento, sostenere la famiglia | Presentarsi come difensore davanti al giudice straniero |
La scelta dell’avvocato locale
La scelta del difensore locale è la decisione più delicata dei primi giorni. Chiedi sempre: iscrizione all’albo del Paese, esperienza in materia di stupefacenti, lingua di lavoro, modalità di compenso, calendario delle visite in carcere. Diffida di chi chiede un compenso in contanti senza ricevuta o rifiuta di fornire un mandato scritto. Per un quadro dei singoli ordinamenti consulta la guida all’arresto per droga all’estero, Paese per Paese.
Il ruolo di chi vive in Italia
La famiglia in Italia è spesso l’unico anello stabile della catena. Raccoglie documenti, paga le spese, comunica con il consolato, riceve le notizie dal difensore. Un coordinatore legale in Italia permette di tenere insieme questi fili, evitare versioni contrastanti e predisporre in tempo le richieste che dipendono dall’ordinamento italiano.
⚠️ Attenzione: non firmare e non far firmare al detenuto verbali, dichiarazioni o rinunce in una lingua che non comprende, e non lasciar passare i giorni in attesa di notizie ufficiali: in molti ordinamenti i termini per contestare la custodia iniziale sono brevi e, se scadono, la difesa perde la prima occasione utile per chiedere una misura meno grave.
Schema temporale: cosa succede quando, tra prime ore, primi giorni e prime settimane?
Devi sapere che la sequenza tipica prevede fermo e interrogatorio nelle prime ore, convalida o decisione sulla custodia nei primi giorni e organizzazione stabile della difesa nelle prime settimane. I termini esatti dipendono dal Paese e vanno chiesti all’avvocato locale: non esiste uno schema universale e nessuno deve garantirne la durata.
| Fase | Che cosa accade di solito | Cosa fa la famiglia |
|---|---|---|
| Prime ore | Fermo, perquisizione, interrogatorio, eventuale test sulle sostanze | Raccoglie i dati, avvisa consolato e Farnesina, cerca un difensore |
| Primi giorni | Decisione sulla custodia davanti a un giudice, eventuale cauzione o misura meno afflittiva | Fornisce documenti sul legame con l’Italia, sul lavoro e sulla residenza |
| Prime settimane | Indagini, accesso agli atti, scelta del rito, traduzioni | Autorizza il pagamento delle spese, tiene i rapporti con avvocato e consolato |
| Mesi successivi | Udienze, eventuale processo, richieste di trasferimento o di estradizione | Prepara il rientro, i documenti sanitari e di integrazione sociale |
💬 Domanda tipica: «Mio fratello è stato fermato in un aeroporto straniero e dal telefono mi ha detto solo il nome della città: da dove comincio?» Parti dalla scheda con nome, data di nascita e luogo, poi chiama il consolato competente e l’Unità di crisi della Farnesina, che possono confermare il fermo e il luogo di detenzione. In parallelo cerca un avvocato locale con mandato scritto e chiedi alla persona che ti ha avvisata di conservare messaggi e ora delle chiamate: servono a ricostruire i tempi del fermo.
Sequenza orientativa, da adattare al Paese:
- Prime ore: fermo, perquisizione, interrogatorio e informazione del consolato.
- Primi giorni: decisione del giudice sulla custodia e nomina del difensore locale.
- Prime settimane: accesso agli atti tradotti, scelta del rito, perizie sulle sostanze.
- Mesi successivi: udienze, processo, richieste di trasferimento o di consegna.
Le prime ore: il fermo
Nelle prime ore il fermato ha di norma diritto di informare il consolato e di essere assistito da un avvocato. In molti ordinamenti l’interrogatorio avviene anche prima dell’arrivo del difensore: per questo la famiglia deve far arrivare quanto prima un nome all’autorità, tramite consolato o tramite il legale locale. Le dichiarazioni rese senza assistenza, senza interprete o sotto pressione vanno segnalate all’avvocato appena possibile.
I primi giorni: la decisione sulla custodia
La custodia cautelare è la misura che trattiene l’indagato in attesa del processo. Il giudice straniero valuta pericolo di fuga, rischio di inquinamento delle prove e radicamento dell’imputato nel territorio. Un turista o un lavoratore temporaneo è, per definizione, un soggetto a rischio di fuga: i documenti sul lavoro, sulla famiglia e sulla residenza in Italia, tradotti e certificati, servono a dimostrare un legame stabile e a sostenere una richiesta di misura meno afflittiva.
Le prime settimane: la difesa prende forma
Questa è la fase in cui si decide il rito, si richiedono perizie sulle sostanze, si verificano le modalità del sequestro e dell’identificazione. L’avvocato italiano legge la traduzione degli atti e individua gli elementi che incidono anche sull’esito in Italia, ad esempio una possibile qualificazione diversa del fatto rispetto all’accusa di traffico.
Come si resta in contatto con il detenuto: telefono, visite e colloqui?
Se vuoi parlare con un detenuto all’estero, devi seguire il regolamento dell’istituto e le autorizzazioni dell’autorità giudiziaria. Le prime settimane sono spesso le più restrittive; poi si aprono telefonate programmate, lettere e visite dei familiari con documenti che provino la parentela. Il consolato e l’avvocato locale sono i canali ufficiali per conoscere le regole.
Chi chiede come parlare con un detenuto spesso scopre che le regole cambiano da un carcere all’altro. Alcuni istituti consentono chiamate a numeri registrati e a pagamento; altri ammettono solo visite fisiche o lettere controllate. Per le procedure e le cautele sulle telefonate leggi la pagina dedicata alla chiamata telefonica con il detenuto sottoposto a estradizione, che affronta anche i permessi di visita per i parenti.
Le conversazioni possono essere ascoltate
In molti Paesi le telefonate dal carcere sono registrate e le lettere lette. Non parlare mai con il detenuto dei fatti contestati, dei nomi dei coindagati o di strategie difensive; non chiedergli di spiegare dove si trovava la sostanza. Ogni parola può entrare nel fascicolo. Argomenti adatti: salute, vitto, bisogni materiali, notizie familiari, nome del difensore.
Il colloquio con l’avvocato
Il colloquio tra detenuto e difensore gode, in linea di principio, di riservatezza. Quando il difensore non può recarsi in carcere, esistono soluzioni a distanza che richiedono autorizzazione dell’istituto: le modalità sono descritte nella pagina sul colloquio con il detenuto all’estero in videochiamata.
Visita consolare e visite dei familiari
La visita consolare è un diritto del cittadino detenuto: il funzionario incontra il connazionale, registra le condizioni di detenzione e riferisce alla famiglia secondo le regole sulla riservatezza. I familiari possono chiedere di essere ammessi alle visite, ma devono presentare passaporto, documenti sul legame di parentela e in alcuni casi traduzioni giurate.
Come inviare denaro, pacchi e beni al detenuto senza creare problemi?
Se vuoi mandare denaro a un detenuto all’estero, usa solo i canali ammessi dall’istituto, di regola il conto interno o il tramite del consolato, e dopo conferma scritta dell’avvocato locale. Bonifici anonimi, contanti consegnati a terzi e rimesse frazionate possono sollevare sospetti sull’origine dei fondi e danneggiare la difesa.
In carcere il denaro serve per acquistare cibo, igiene personale, schede telefoniche e, in alcuni Paesi, cure di base. Le regole sono molto diverse. Per una trattazione operativa, comprese le cautele su pacchi alimentari e ricevute, leggi la guida su come inviare denaro a un detenuto all’estero.
| Cosa si vuole fare | Cautela essenziale |
|---|---|
| Versare denaro per le spese interne | Usare solo canali indicati dall’istituto o dal consolato; conservare ogni ricevuta |
| Pagare l’avvocato locale | Pretendere mandato e fattura nel rispetto delle regole del Paese; evitare contanti senza traccia |
| Inviare un pacco | Informarsi sull’elenco dei beni ammessi; alimenti e medicinali sono soggetti a controlli severi |
| Pagare una cauzione | Solo su indicazione scritta del difensore e con fonte dei fondi documentabile |
Perché l’origine dei fondi conta
Quando l’accusa riguarda stupefacenti, le autorità osservano i movimenti di denaro attorno all’indagato. Una cifra inviata da persone diverse, senza spiegazione, può essere letta come sostegno logistico a un’organizzazione. Documenta sempre il rapporto di parentela e il motivo del versamento.
Estradizione, mandato di arresto europeo e trasferimento: quale sarà il destino giudiziario?
Devi capire che il percorso dipende da dove è stato commesso il reato e da chi lo giudica. Se il procedimento è aperto nel Paese dell’arresto, il detenuto è processato lì. Se esiste un procedimento italiano, l’Italia può chiedere la consegna con mandato di arresto europeo (legge 69/2005) o con estradizione. Dopo una condanna estera, è possibile chiedere l’esecuzione della pena in Italia.
Sono tre strade giuridicamente distinte, che le famiglie spesso confondono. L’estradizione è la consegna di una persona da uno Stato a un altro per essere giudicata o per scontare una pena. Il mandato di arresto europeo è lo strumento semplificato tra Stati dell’Unione, disciplinato dalla decisione quadro 2002/584/GAI e dalla legge 69/2005. Il trasferimento del condannato permette di scontare in Italia una pena inflitta all’estero.
| Strumento | Ambito | Base normativa | Quando si usa |
|---|---|---|---|
| Mandato di arresto europeo | Tra Stati dell’Unione europea | DQ 2002/584/GAI; L. 69/2005 | Consegna per processo o esecuzione di pena |
| Estradizione | Con Paesi terzi | Convenzione europea di estradizione 1957 o trattati bilaterali | Consegna tra Stati non legati dal MAE |
| Trasferimento del condannato | UE e Paesi aderenti | DQ 2008/909/GAI; Convenzione di Strasburgo 1983 | Dopo la condanna definitiva, per scontare la pena nel Paese d’origine |
Estradizione e diritti fondamentali
La consegna può essere negata o sospesa quando espone la persona a un rischio di trattamenti inumani o a una violazione grave dei diritti garantiti dalla CEDU. Due richiami noti: il caso Soering sul rischio di pena inumana in caso di consegna, e Aranyosi e Căldăraru della Corte di giustizia sulle condizioni di detenzione nel Paese richiedente. Per approfondire il ruolo del diritto alla vita privata e familiare leggi la pagina su estradizione per droga e violazione dell’articolo 8 CEDU.
Il trasferimento in Italia dopo la condanna
Il rientro in patria per scontare la pena è una richiesta che si prepara per tempo: documenti sul radicamento in Italia, consenso del detenuto, assenso degli Stati interessati. La Convenzione di Strasburgo del 1983 e la decisione quadro 2008/909/GAI regolano il meccanismo; se non è certo che il Paese aderisca, la compatibilità va verificata caso per caso. Il vantaggio per la famiglia è la vicinanza, il rapporto con lingua, cure e visite, e l’accesso al regime penitenziario italiano.
Cosa può fare la famiglia che vive in Italia mentre il procedimento è all’estero?
Puoi raccogliere con la famiglia i documenti che dimostrano residenza, lavoro e legami in Italia, sostenere le spese, mantenere i contatti consolari e preparare le richieste da presentare alle autorità italiane. In molti casi il valore aggiunto è la preparazione tempestiva di ciò che il giudice straniero chiede per concedere una misura meno grave.
Il supporto legale ai parenti in Italia ha un contenuto concreto: ordinare i documenti, tradurli, farli legalizzare quando necessario, fornire le prove di un’occupazione stabile, di una famiglia da mantenere, di un domicilio disponibile. Se il parente è in carcere in un Paese straniero e la famiglia teme torture o maltrattamenti, la denuncia deve passare da canali strutturati: consolato, avvocato locale, organismi internazionali.
Documenti utili da preparare
- Passaporto e carta d’identità del detenuto, in copia leggibile.
- Certificato di residenza e stato di famiglia.
- Contratto di lavoro o documentazione fiscale del detenuto.
- Certificato del casellario giudiziale, quando richiesto.
- Documentazione sanitaria, con terapie in corso e diagnosi.
- Lettera di disponibilità di un domicilio, se si chiede una misura alternativa.
Quando è lo straniero residente in Italia a essere arrestato
Esistono famiglie con un parente straniero regolare in Italia, arrestato all’estero: la condanna può incidere sul permesso di soggiorno. È un tema distinto, trattato nelle pagine dedicate alla revoca del permesso.
Cosa cambia se a essere arrestati sono un marito o un amico?
Se a essere arrestato è un marito o un amico, tieni presente che marito, convivente e amico non hanno la stessa posizione davanti alla legge: il coniuge può essere ascoltato come familiare, presentare documenti sul nucleo familiare e chiedere misure domiciliari; l’amico ha un ruolo di sostegno senza titolo formale. Per entrambi la regola è identica: nessuna iniziativa personale senza consulto con un difensore.
Se si tratta di un arresto in Italia, la disciplina cambia. Le misure cautelari sono regolate dal codice di procedura penale: l’art. 275 indica i criteri di scelta della misura, l’art. 284 disciplina gli arresti domiciliari. Se il tuo coniuge è stato arrestato in Italia, leggi la guida su come ottenere i domiciliari per il marito arrestato. Se a essere arrestato è un amico e vuoi sapere cosa puoi fare, la pagina dedicata a come aiutare legalmente un amico arrestato per droga spiega i limiti del tuo ruolo e i gesti utili.
Il caso particolare delle famiglie marocchine in Italia
Molte famiglie con radici nordafricane si trovano ad affrontare un arresto in Marocco, spesso in occasione di un viaggio. Per le specificità locali e per il tema dei detenuti nel carcere di Salé leggi la scheda sul Marocco e sull’assistenza alle famiglie dei detenuti di Salé.
Alcol, droga e guida all’estero: perché la sanzione cambia da un Paese all’altro?
Se guidi sotto l’effetto di alcol o stupefacenti all’estero può portare ad arresto, sequestro del veicolo e procedimento penale, con regole diverse da quelle italiane. Le soglie, le sanzioni e il valore dei test cambiano da Stato a Stato, e una condotta tollerata in Italia può costituire un reato altrove.
Il turista che beve un bicchiere e si mette al volante o che assume sostanze consentite in un Paese e vietate in un altro è un caso frequente. La pagina sulla detenzione per alcol e droga alla guida all’estero approfondisce soglie, test e conseguenze. In generale: nessuna dichiarazione senza assistenza e nessuna firma di documenti in lingua non compresa.
Quanto costa la difesa di un parente arrestato per droga all’estero?
Puoi chiedere un preventivo: il compenso dell’avvocato italiano si concorda con preventivo scritto prima dell’incarico, come prevede l’art. 13 L. 247/2012; come riferimento si usano i parametri forensi del DM 55/2014 e dei successivi aggiornamenti. Il costo complessivo dipende però anche dall’avvocato locale, che fissa un proprio onorario secondo le regole del Paese, e dalle spese di procedura. Nessuno può indicare una cifra seria senza aver visto gli atti.
| Voce di spesa | Di che cosa si tratta | Chi la anticipa di regola |
|---|---|---|
| Avvocato locale | Mandato, visite in carcere, udienze nel Paese | Famiglia, con ricevuta valida nel Paese |
| Coordinamento in Italia | Lettura degli atti, MAE, estradizione, trasferimento | Famiglia, con preventivo scritto |
| Traduzioni e legalizzazioni | Atti, certificati di residenza e di lavoro, referti | Famiglia |
| Interprete e consulenze tecniche | Assistenza linguistica, perizie sulla sostanza | Secondo le regole del Paese |
| Trasferte | Viaggio dei familiari per visite e udienze | Famiglia |
| Cauzione | Dove l’ordinamento la prevede, per ottenere una misura meno grave | Famiglia, con fonte dei fondi documentabile |
Il patrocinio a spese dello Stato (DPR 115/2002) opera per i procedimenti davanti ai giudici italiani, ad esempio in caso di mandato di arresto europeo o di estradizione verso l’Italia, se ricorrono i requisiti di legge; per il processo celebrato all’estero valgono le regole di quel Paese sulla difesa d’ufficio, da verificare con il difensore locale.
Quali errori devi evitare quando un parente è detenuto all’estero?
Se sei sotto pressione, rischi di commettere errori nati dalla fretta e dalla paura. Ognuno può compromettere la difesa o allungare la detenzione: evitali, fanno parte della strategia.
- Non pagare un intermediario locale senza mandato scritto. Se lo fai, rischi: perdita del denaro e nessuna difesa effettiva; in alcuni casi si crea il sospetto di tentata corruzione.
- Non parlare dei fatti al telefono con il detenuto. Se lo fai: le conversazioni registrate entrano nel fascicolo e possono essere lette come ammissioni.
- Non inviare denaro con più bonifici da persone diverse. Se lo fai: l’autorità sospetta una rete di sostegno e può ampliare le indagini.
- Non contattare giornalisti né pubblicare appelli sui social. Se lo fai ottieni: pressione mediatica che irrigidisce l’accusa e compromette le trattative sulla misura.
- Non nominare più avvocati locali senza coordinamento. Se lo fai ottieni: strategie contraddittorie, atti depositati in conflitto, perdita di credibilità.
- Non aspettare notizie ufficiali prima di agire. Se lo fai rischi: perdita dei termini per impugnare la custodia o per chiedere misure alternative.
Quali norme ti servono per orientarti?
Se vuoi orientarti, ricorda che il quadro giuridico combina norme italiane, europee e internazionali. Le indicazioni che seguono servono a orientarsi; l’applicazione al caso concreto richiede sempre un esame degli atti.
- DPR 309/1990, art. 73 e art. 74: puniscono la produzione, il traffico e la detenzione illecita di sostanze stupefacenti e l’associazione finalizzata al traffico. Sono i riferimenti italiani quando il fatto ha un collegamento con il territorio italiano o con un procedimento a carico di un cittadino.
- Codice penale, art. 9 e art. 10: disciplinano il reato commesso all’estero dal cittadino o dallo straniero, e i casi in cui l’Italia può procedere.
- Codice di procedura penale, art. 697 e seguenti: regolano i rapporti giurisdizionali con autorità straniere, compresa l’estradizione.
- Legge 69/2005 e decisione quadro 2002/584/GAI: mandato di arresto europeo.
- Decisione quadro 2008/909/GAI: riconoscimento delle sentenze penali con pene detentive nell’Unione europea e trasferimento del condannato.
- Convenzione europea di estradizione 1957 e Convenzione di Strasburgo 1983: estradizione e trasferimento delle persone condannate.
- CEDU, art. 3, art. 5, art. 6 e art. 8: divieto di trattamenti inumani, diritto alla libertà, equo processo, vita privata e familiare.
- Regola 39 del Regolamento della Corte EDU: misure provvisorie urgenti in casi di rischio grave e imminente.
Come si svolge un caso reale: il turista fermato in un aeroporto europeo? (caso ricostruito)
Scenario ipotetico: immagina che un giovane italiano viene fermato in un aeroporto dell’Unione europea con una quantità di sostanza che le autorità ritengono destinata alla cessione. I genitori scoprono l’arresto da un messaggio e chiamano il consolato.
Strategia. Si nomina un avvocato locale, si raccolgono documenti su studio, lavoro e residenza, si chiede una misura meno afflittiva della custodia in carcere. L’avvocato italiano legge gli atti, verifica la qualificazione giuridica e valuta se il procedimento possa proseguire in Italia o se sia preferibile il processo sul posto con successiva richiesta di trasferimento.
Esito possibile. Il giudice può concedere una misura alternativa con obbligo di dimora, oppure confermare la custodia in attesa del processo. In entrambi i casi la famiglia ha un calendario di scadenze e un difensore che risponde.
Cosa puoi fare se il trasferimento viene negato? (caso ricostruito)
Scenario ipotetico. Un uomo, già condannato all’estero, chiede di scontare la pena in Italia. La famiglia presenta la richiesta con documenti sul lavoro e sulla casa familiare.
Strategia. L’avvocato prepara il fascicolo, richiama la decisione quadro 2008/909/GAI e verifica i requisiti formali. Sorge però un ostacolo: la pena residua e la posizione del condannato nel Paese di condanna rendono l’autorità straniera contraria al trasferimento.
Esito possibile sfavorevole. Il trasferimento viene negato o rinviato. La famiglia si concentra allora su visite, cure mediche e accesso ai benefici previsti dal Paese di detenzione, e ripresenta la richiesta quando mutano le condizioni. Il caso mostra che un esito favorevole non è mai garantito e che la pianificazione paziente conta quanto la rapidità.
Quali sono i passi da fare subito: la sequenza in sei mosse?
- Raccogli i dati del detenuto, del luogo e dell’autorità e scrivili in una scheda unica.
- Chiama il consolato italiano competente e l’Unità di crisi della Farnesina.
- Incarica un avvocato locale con mandato scritto e chiedi un primo aggiornamento entro pochi giorni.
- Scrivi allo studio per il coordinamento dall’Italia e la lettura degli atti tradotti.
- Prepara i documenti su residenza, lavoro, salute e legami familiari, con traduzioni quando richieste.
- Imposta un canale unico di comunicazione con il difensore, evitando versioni diverse tra i parenti.
Come può aiutarti lo studio?
Puoi contare sullo studio dell’Avv. Massimo Romano, avvocato penalista del foro di Napoli (n. 14553, cassazionista), che segue le famiglie con un compito preciso: coordinare dall’Italia la difesa all’estero, leggere gli atti tradotti, dialogare con consolato e avvocati corrispondenti, preparare mandato di arresto europeo, estradizione o richieste di trasferimento. Non promette risultati: indica i passi possibili e i rischi di ciascuno.
Puoi scrivere o telefonare al numero +39 335 669 3954 (anche WhatsApp), oppure usare la pagina contatti dello studio. Per conoscere sedi e organizzazione leggi la pagina chi siamo. La prima valutazione parte dai dati che hai: anche una scheda incompleta basta per decidere i primi passi.
